Kalimat Teatro

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Narrazioni da un mondo in movimento

Dopo varie collaborazioni con il Teatro del Battito con la regia di Marco Filatori e Annamaria Pasquazzo, nel 2021 nasce Kalimat Teatro, con l’idea di narrare le storie raccontate dalle persone incontrate durante i miei viaggi in diversi Paesi .

I reading di Kalimat Teatro si prefiggono di far conoscere e condividere piccole storie che altrimenti non verrebbero mai svelate. Il racconto verrà intervallato da poesie arabe musicate da BandaFenice.

Chiara Iacono

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Il primo reading in programma, previsto nella primavera 2022, è “Chi resta e chi parte”, un racconto in tre parti su persone incontrate a Gaza, Afghanistan e Iraq.

Chi resta e chi parte: narrazioni da un mondo in movimento
Racconti di viaggio da Gaza all’Afghanistan, passando per l’Iraq

Dalle parole delle persone incontrate da una psicologa al lavoro in diversi contesti di emergenza, nascono i racconti che svelano la quotidianità di Paesi che conosciamo spesso solo attraverso le immagini dei telegiornali.
Il viaggio inizia a Gaza, dove lasciare il Paese è difficile (ma anche entrarci) e la vita è scossa da eventi aggressivi.
La seconda tappa ci porterà in Afghanistan: da qui una famiglia composta da un medico, un’infermiera e i loro quattro figli è dovuta scappare con l’arrivo dei talebani, che hanno impedito alla donna di lavorare e alla bambina di continuare ad andare a scuola.
Infine, in Iraq dove gli sfollati interni si spostano da un posto all’altro del Paese nel tentativo di sfuggire agli estremisti islamici.
Il viaggio si svolge attraverso tre reading della durata di circa un’ora e mezza ciascuno, accompagnati dalla musica di BandaFenice.

Le macerie dopo il rumore – Le parole che restano a Gaza
Nel maggio del 2021 Gaza ha subito dieci giorni di bombardamenti. Il mio lavoro di supporto psicologico era rivolto ai colleghi, stranieri e del posto, che si sono trovati sotto le bombe. I colleghi di Gaza erano un po’ più abituati, molto meno i loro figli… Anche i colleghi stranieri, che si trovavano a lavorare come me per la stessa e per altre ong, hanno dovuto vivere per dieci giorni nel bunker al piano interrato dell’edificio dove risiedevamo, finché non hanno scoperto che non era così sicuro…

La fuga e la gabbia – L’Afghanistan raccontato
L’Afghanistan l’ho visto da lontano nell’estate del 2016, l’ho visto attraverso gli occhi di una famiglia che è dovuta scappare da una città poco conosciuta in Europa, con l’arrivo dei talebani. Ho incontrato i sei membri della famiglia, papà medico, mamma infermiera e quattro figli tra i 5 e i 18 anni, in un campo di prima accoglienza in Grecia, appena arrivati dalla Turchia. L’uomo ha sempre lavorato, non riesce a stare con le mani in mano, ma all’interno del campo è difficile trovare qualcosa da fare. A un certo punto si improvvisa falegname e costruisce una passerella per agevolare l’entrata nel container a sua moglie.

Nel centro del nulla – Dove ricomincia la vita in Iraq
Nell’estate del 2017, sono stata in una cittadina irachena, molto vicina al confine con l’Iran. Il mio lavoro consisteva nel gestire le attività di salute mentale, supervisionando il lavoro dei colleghi iracheni, all’interno di un campo per sfollati che si trovava fuori dalla città, al confine con il deserto. Gli sfollati principalmente arrivavano da quelle parti del paese che man mano erano cadute sotto il controllo dell’Isis e nel campo avevano provato a ricostruire una parvenza di vita normale.

Per informazioni: kalimat.teatro@gmail.com